Endecasillabo. Sciolto.

20 gennaio 2010

A me piace il football.

Come dirò, penso che sia uno dei pochi luoghi in cui si sia andata a annidare la capacità mitopoietica degli esseri umani, di questo tempo, in fondo, devastato e vile.

E anche la poesia.

Tutte le grandi squadre hanno qualcosa di musicale, nello snocciolarsi delle loro formazioni.

L’Olanda, per esempio, con l’alternanza rossinana tra prestissimi monosillabici (Krol, Rep, Haan, Cruyff…) e grandi larghi, quasi arie, insenature dove il fiato e la fantasia possono riposare (Van Hanegem, Rensembrink…).
L’Ungheria, per esempio, che sembra l’allegro di un concerto per pianoforte di Bartok, aspra e bella come un suo 5/4. Boszik Buzansky Lantos Lorant Zakarias Budai Koscis Higdekuti Puskas Czíbor.

Anche la formazione del Grande Torino è una di quelle che, nella mia vita, ho mandato a memoria.
Naturalmente.

Il Torino. Torino che sa, in una sera bigia di una primavera bigia di un dopoguerra bigio, di una squadra, intera, amata e cancellata.

E fin qui.

A chi non vengono in mente queste cose, guardando giocare il Torino.
E questa è già poesia. A chi non viene in mente la sua fine, leggendo del primo apparire di Ettore.
Il Torino, ora, è un Ettore incomprensibilmente sopravvissuto a Achille, sfatto e stanco e un po’ rimbambito, che racconta all’angolo della strada, a gente frettolosa, il duello della sua vita.
Poesia. Ma non solo quella; il Torino era poesia anche di quella vera, fatta di metri e versi. I nomi dell’estremo trio difensivo, se ci pensate, formano un endecasillabo, con ictus di quarta ottava decima.

Il più bello, tra gli endecasillabi. Un verso morbido e srotolato.

Anche senza sapere nulla di poesia, la gente amerà ripetere, per molte sere e anni, quei tre nomi dotati di un immanente fascino misterioso. Quell’incipit di musicale bellezza, come si conviene a una squadra formidabile.

Magari, quando ero piccolo, ripetendomela, qualcosa di quella musica è andata a depositarsi sotto il limitare della mia mente.

Come un tempo, nei paesi, sotto una pietra, la chiave di casa.

mi ritrovai per una selva oscura
e per la selva a tutta briglia il caccia
mi stringerà per un pensiero il core
Bacigalupo, Ballarin, Maroso.

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