Però.

5 novembre 2008

Certo che sarà una delusione. Però io ci sono abituato.

Voglio dire, lo so che la vita è fatta di momenti di felicità provocati da eventi, sociali o esistenziali, il cui beneficio è solo illusorio. Lo so che qualsiasi felicità che non si sostanzi in un’alterazione benefica dello stato del corpo è fumo al vento, frutto di un’idea di futuro che lì per lì ci pervade, ma che, nella maggior parte dei casi, non si realizzerà mai.

So che sono stato felice quando abbiamo preso Ronaldo, anche se poi si ruppe senza aver vinto un cazzo; so che sono stato felice quando Di Biagio segnò all’Olimpico, anche se poi vennero i gol di Poborski e Simeone. So che sono felice che abbiamo preso Mou, anche se so che ben presto andrà via lasciandosi alle spalle il solito cumulo di macerie.

So anche che questi momenti di felicità devono bastare, perché se li si toglie alla vita, se si pensa sempre al male che succederà dopo, se si pensa sempre “è meglio che non mi illuda”, se durante il giorno si pensa sempre alla sera, sera e giorno diventano indistinguibili, brutti uguale.

So che verrà il primo bombardamento, so che verranno i primi compromessi, so che la Valle di Elah è desolata da un cancro probabilmente di là di ogni possibilità di rimedio; però so anche che una frase come “sì, io ti aumenterò le tasse perché voglio che quelli che sono dietro di te abbiano le stesse possibilità che hai tu, perché penso che spargere la ricchezza sia un vantaggio per tutti, anche per te”, la frase che vorrei sentire io da un mio rappresentante, ecco, una frase così nessun politico europeo avrebbe il coraggio di dirla, in una campagna elettorale, in faccia a un elettore incazzato.
Certo non Prodi, certo non Veltroni, certo non Rutelli, certo non Di Pietro. Può bastare essere felici per un esempio così, che mostri che dirla non condanna per forza alla sconfitta? Sì, per me può bastare.

Ecco, io lo so che poi la Storia si chiuderà su questa notte insonne come uno stagno fangoso si chiude sopra un sasso gettato dalla riva, però ora io sono felice, perché se non fossi felice ora non sarei in grado di esserlo mai più; perché io lo so, che gli stagni si chiudono sempre.

E poi ho visto due vecchi all’edicola comprare il Giornale, l’odore di borotalco e il volto tirato tipico dei razzisti pavesi: avevano la faccia molto più scura di quella ritratta sulla copertina del loro quotidiano preferito. E già, solo questo, non è male.

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4 Risposte to “Però.”

  1. Oscaruzzo Says:

    Tu l’hai detto meglio, ma e` anche il mio pensiero. Promesse. Che ne sara` di queste promesse, lo vedremo prossimamente. Per ora non mi illudo, e guardo con un po’ di curiosita` a tutto questo festeggiare…

  2. rudolphottowaltz Says:

    Sono d’accordo, Oscar. Però anche i simboli sono importanti, e i simboli lasciano sempre un seme, dietro di sé.


  3. Sottoscrivo. E splendido il finale 🙂

  4. rudolphottowaltz Says:

    Avresti dovuto vedere le facce livide! Sono cose dure da digerire, dopo aver passato la vita a dire “négher qui, négher lì”.


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